Aspetti stratigrafici

 

Calcare selcifero lombardo

Il Calcare selcifero lombardo, che compone interamente il blocco del Monte Generoso, costituisce l'inizio della serie stratigrafica della Breggia ed è pertanto la roccia più antica di questa zona. Il Monte Generoso è a prima vista, ad eccezione di alcune zone fortemente tettonizzate, estremamente monotono dal punto di vista geologico. Un'analisi più dettagliata di questi sedimenti permette però di osservare la presenza di interessanti strutture della roccia e, qua e là, in rari giacimenti, di rinvenire anche dei fossili. Questa roccia, la cui sedimentazione inizia nel Giurassico inferiore (Hettangiano), è costituita di calcare come pure di una quantità variabile di argilla e di silice. L'osservazione al microscopio permette di stabilire che la matrice rocciosa selcifera è ricca di spicole di spugne. Il calcare selcifero diventa verso l'alto man mano più marnoso. Questa parte, affiorante nel tratto a valle del ponte della strada cantonale fra Castel San Pietro e Morbio Superiore, è chiamato "Medolo" ed è ricca di fossili. Grazie alla presenza di numerose specie di Ammoniti, fra le quali spiccano per quantità i generi Fuciniceras e Protogrammoceras, è stato possibile stabilire che la formazione del "Medolo" ha avuto origine durante il Liassico medio (Carixiano).

 

Calcari, calcari marnosi, marne e calcilutiti

A partire dal Domeriano (Liassico superiore) le condizioni di sedimentazione si uniformano in tutta l'area del Mendrisiotto, pur sussistendo ancora intensi fenomeni di subsidenza che disturbano la regolare deposizione dei sedimenti. Si formarono innanzitutto i cosiddetti Calcari a Cefalopodi, seguiti dai Calcari marnosi dell'Ammonitico Rosso. Entrambe le formazioni sono ricche di fossili ed in particolare di Ammoniti. Alcuni strati di questa zona presentano un carattere di sedimentazione condensata, dovuta cioè ad una riduzione del normale tasso di deposizione dei sedimenti. Quasi tutti gli strati di queste rocce calcaree e marnose presentano inoltre le strutture sinsedimentarie descritte nel capitolo seguente. La più evidente, completa ed impressionante frana subacquea appare però nella parte terminale di questa formazione; si tratta di un unico strato dello spessore di circa 9 metri, deformato in modo caotico. Per decenni si è ritenuto che tale ripiegamento fosse di origine alpina, mentre oggi questa deformazione plastica della roccia è attribuita ad uno scivolamento subacqueo di vaste proporzioni.

 

Gruppo delle Radiolariti

Verso la fine dei periodo Giurassico (Malm) la profondità del mare è aumentata con un conseguente incremento del contenuto di silice delle rocce. Il contatto fra le formazioni calcareo-marnose del Dogger e le rocce del Gruppo delle Radiolariti è visibile nella parte più impervia della Gole della Breggia. Secondo criteri litologici questa formazione si divide in tre parti: - alla base affiorano scisti selciosi poveri di carbonato e di colore grigio-verde; più raramente vi sono inclusi noduli silicei - la parte centrale è costituita dalle radiolariti vere e proprie, caratterizzate da strati di marna bruno-rossastra intercalati da noduli di selce. Il nome di questa roccia è dovuto al fatto che essa è formata di innumerevoli scheletri silicei di microscopici organismi denominati Radiolari. Questa formazione testimonia la presenza, durante la fine dei Giurassico, di un oceano profondo (2500-3000 m) - la parte superiore dei Gruppo delle Radiolariti è costituita di calcari di colore rossastro, in cui però il contenuto di selce è in netta diminuzione. Questa formazione contiene numerosi opercoli di Ammoniti, chiamati Aptici (altri autori ritengono che questa parte delle Ammoniti costituisse la mandibola). L'abbondante presenza di questi fossili ha dato origine al termine di Calcari ad Aptici.

 

Biancone

Il passaggio dalle rocce dei "Gruppo delle Radiolariti" al Biancone è evidente anche se caratterizzato da anomalie nella sedimentazione, da frane subacquee e dalla formazione di brecce. Il Biancone o Maiolica raggiunge nelle Gole della Breggia lo spessore di circa 140 metri. Questa roccia, costituita di calcare quasi puro, è di origine biochimica, essendo formata da innumerevoli microorganismi fossili. L'assenza di componenti grossolane e l'estrema finezza del sedimento lasciano supporre per il Biancone un ambiente di sedimentazione tipico di un mare abbastanza profondo ed in ogni caso lontano dalla terraferma. Pure in questa formazione troviamo la testimonianza di intensi fenomeni di subsidenza che influenzano una regolare deposizione dei sedimenti. Questa roccia, sfruttata negli anni '60 e '70 per la produzione di cemento, è stata scavata dapprima a cielo aperto e poi in galleria.

Biancone (Maiolica) e Scaglia rossa

 

Scaglia e Flysch

La serie della Scaglia è composta di rocce marnose che in seguito a disgregazione meteorica si frantumano in schegge aguzze e taglienti Questo pacchetto di sedimenti, dello spessore di alcune centinaia di metri, è suddiviso in tre complessi di strati in base più al colore della roccia che a criteri paleontologici. Dal basso verso l'alto si distinguono così la Scaglia variegata, la Scaglia bianca e, come ultima e più giovane formazione, la Scaglia rossa. La separazione biostratigrafica fra le tre unità litologiche non è netta, ma l'una passa gradatamente all'altra. In alcuni punti la Scaglia è intercalata da sedimenti bituminosi. Alle rocce tardo-cretacee della Scaglia si sovrappongono i sedimenti dei Flysch, depositatisi alla fine del medesimo periodo geologico. Si tratta di un'alternanza di arenarie, marne sabbiose e scisti calcarei leggermente bituminosi. Questi sedimenti, di origine tardo-cretacea, presentano numerose strutture sinsedimentarie che sono da mettere in relazione all'intensa attività orogenetica neo-alpina.

I livelli anossici della Formazione Scaglia della Breggia

Il Cretaceo medio-superiore, periodo geologico durante il quale si sono deposti i sedimenti della Formazione Scaglia, è caratterizzato, sia nell’area sud-alpina che in quella appenninica, dalla presenza di livelli argilloso-marnosi neri ricchi in materia organica. I più evidenti e persistenti arealmente, tra i livelli neri, correlati con gli Oceanic Anoxic Events, sono: il livello Selli (OAE 1a) alla base dell’Aptiano, il livello Urbino (OAE 1b) alla base dell’Albiano, il segmento Amadeus (OAE 1c) nell’Albiano superiore ed il livello Bonarelli (OAE 2) in prossimità del passaggio Cenomaniano – Turoniano. La successione stratigrafica presente nelle gole della Breggia è caratterizzata da formazioni rocciose tra loro litologicamente molto diverse; percorrendo la parte finale, dove la gola si allarga nell’area dell’ ex-cava si incontrano i calcari bianchi della Formazione Maiolica (età Giurassico superiore – Cretaceo inferiore) ed infine i carbonati rossi della Formazione Scaglia (età Cretaceo). I primi livelli anossici che si incontrano risalendo la successione giurassico – cretacea sono presenti nella porzione sommitale della Formazione Maiolica. E’però la Formazione Scaglia che contiene i livelli anossici più importanti; già nella sua porzione basale (Aptiano inferiore) spicca un livello dello spessore di circa 2 metri. La successione medio cretacea della Breggia è lacunosa, mancante cioè dell’intervallo temporale corrispondente all’ Aptiano superiore e all’ Albiano inferiore – medio. La parte centrale dell’area di cava è costituita dalla Formazione Scaglia di età Albiano superiore, qui caratterizzata dalla presenza di numerosi livelli argillosi ricchi in materia organica. L’intervallo temporale mancante coincide con un evento orogenetico importante, la fase Austriaca dell’Orogenesi Alpina, che ha causato la non deposizione e/o l’erosione di parte della successione medio – cretacea (manca l’intervallo temporale durante il quale si sono deposti nelle serie pelagiche il livello Urbino ed il segmento Amadeus).

Interesse industriale dei livelli anossici

Si stima che i livelli anossici del Cretaceo medio, riconosciuti a scala globale in tutti gli ambienti di deposizione, abbiano contribuito alla generazione di oltre il 50% delle riserve petrolifere mondiali. I livelli anossici sono il risultato di particolari situazioni ambientali, scarsa o nulla circolazione d’acqua in corrispondenza dei fondali marini, che permettono la preservazione della materia organica derivante dalla deposizione post–mortem di organismi unicellulari marini e/o resti vegetali provenienti da terre emerse. Sofisticate analisi geochimiche consentono di rilevare la presenza di materia organica nei sedimenti, di caratterizzarne l’origine (organismi unicellulari e/o vegetali) e di quantificarla. Questi dati sono molto importanti poiché, se associati allo spessore dei livelli anossici ed alla loro distribuzione areale, permettono di calcolare la quantità di petrolio producibile e/o prodotto da una formazione rocciosa. L’esplorazione petrolifera non può quindi prescindere dallo studio di questo tipo di sedimenti.

 

Conglomerato di Pontegana

Ai sedimenti dei Cretaceo è immediatamente sovrapposto il Conglomerato di Pontegana, depositatosi nel tardo Miocene e all'inizio del Pliocene all'uscita dell'antica Valle di Muggio. Il Conglomerato di Pontegana, sulla cui origine si è discusso per decenni, costituisce il resto di un antico delta di dimensioni e spessore notevoli formatosi nell'area di Balerna- Morbio Inferiore-Pontegana. Il materiale che compone il conglomerato proviene essenzialmente dalla zona limitrofa e si tratta prevalentemente di calcari selciferi del Monte Generoso e del Bisbino. La presenza di rari ciottoli di rocce plutoniche e metamorfiche lascia però supporre che durante il Miocene dovessero esistere nella media e alta Valle di Muggio sedimenti di molassa sudalpina. E’ oggi pure dato per certo che all'inizio dei Pliocene il Conglomerato di Pontegana costituisse una ripida scogliera, in parte con carattere di fiordo, ove si depositarono le argille marine di Balerna e Novazzano. Le altre formazioni del Terziario mancano nell'area in questione ma sono però presenti più a sud e formano la collina di Pedrinate.

 

Quaternario

L'ultimo capitolo della geologia della Valle di Muggio è rappresentato dai ricoprimenti fluviali e glaciali del Quaternario. Una datazione dei diversi fenomeni che per ultimi hanno modellato la parte inferiore della Valle di Muggio e le zone circostanti non ha ancora potuto essere fatta con precisione a causa sia della complessità sia della varietà dei sedimenti recenti, che si sovrappongono alle formazioni più antiche precedentemente descritte. Nell'ultimo milione di anni il torrente Breggia, costretto da frane anche di notevoli dimensioni, ha cambiato a più riprese il proprio corso, scavando ad esempio profonde gole all'altezza di Caneggio, Bruzella e Morbio Superiore. Questi solchi sono stati successivamente colmati da altri sedimenti fluviali o glaciali. La formazione di terrazzi in tutta la Valle è pure da mettere in relazione con antichi scoscendimenti che, ostruendo la Valle, modificavano il profilo di equilibrio, mentre i depositi lacustri della parte inferiore sono piuttosto da correlare alla presenza di masse di ghiaccio che bloccavano l'uscita della Valle. Infatti in più occasioni lingue di ghiaccio appartenenti al ghiacciaio dell'Adda si sono spinte in contropendenza nella Valle di Muggio, abbandonando fra l'altro al loro ritiro imponenti formazioni moreniche. Una chiara e sicura datazione dei diversi materiali glaciali è estremamente difficile per la zona della Valle di Muggio. Si ritiene che i sedimenti in questione appartengano alle due ultime glaciazioni, quelle di "Riss" e di "Würm", essendo state cancellate le tracce di quelle di "Günz" e di "Mindel". Le morene più alte della Valle apparterrebbero pertanto al periodo "rissiano" mentre i sistemi morenici più bassi sarebbero invece da attribuire all'ultima glaciazione.
 
 
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