Il sistema di fortificazioni - Il castello di Castel San Pietro

 

Un'attenta osservazione della morfologia del territorio, dove la Pianura lombarda si incontra con le colline e le Prealpi, permette di capire il ruolo che deve avere avuto questa regione nei tempi passati. La zona è sempre stata, infatti, di grande importanza per il traffico di persone e merci.

 

Un'attenta osservazione della morfologia del territorio, dove la Pianura lombarda si incontra con le colline e le Prealpi, permette di capire il ruolo che deve avere avuto questa regione nei tempi passati. La zona è sempre stata, infatti, di grande importanza per il traffico di persone e merci.

Nel comprensorio del Parco o nelle sue immediate vicinanze si possono trovare le testimonianze di almeno cinque fortificazioni, situate in luoghi strategici, preposti al controllo e allo sfruttamento delle vie di comunicazione. I più noti sono il Castello di Pontegana, nel comune di Balerna, e quello di Castel San Pietro (l'unico all'interno del comprensorio del Parco). In più ci sono i castelli di Morbio Inferiore e Morbio Superiore. Probabilmente da annoverare come area fortificata è anche la zona denominata "al Caslasc" di Balerna, anche se non sono mai state eseguite delle vere e proprie ricerche, la presenza di un toponimo come questo  ci ricorda che ci troviamo di fronte ad un luogo con strutture difensive. Inoltre il Medici (1978, 32) sostiene che "nell'ottavo secolo è pure conosciuto il signore longobardo Guniataut Rotcoassi de Balerna, il cui castello era situato nel territorio di Caslaccio".

 

Ripresa aerea della collina di San Pietro a Castel San Pietro, con la Chiesa Rossa e le rovine del Castello (ca. anni.'80).

 

 

 

 

 

 

 

Il Castello di Castel San Pietro

L'unica zona in cui sono state eseguite delle ricerche è quella del "Castel Ruscono" di Castel San Pietro, più nota come zona della Chiesa Rossa. Qui gli studi sono stati eseguiti in due momenti diversi: negli anni 1978/79 furono eseguiti degli scavi di emergenza dall'allora Ufficio Cantonale dei Monumenti Storici (ora Ufficio Beni Culturali) in occasione di lavori di consolidamento alla chiesa (ora restaurata). I sondaggi permisero di portare alla luce diverse tombe appartenenti a tre situazioni cimiteriali cronologicamente successive. Alcune risalenti , secondo Donati (1987, 53), alla fine del IV sec. e all'inizio del VI secolo, altre al VIII sec., mentre le più recenti furono attribuite al XIV sec. Inoltre, nel 1979 i ricercatori scoprirono che la lapide del Vescovo di Como Bonifacio di Modena, inserita nella facciata esterna dell'edificio, recava sul retro un pluteo carolingio con fregio ad intreccio, appartenente all'antica decorazione del Sant'Abbondio di Como.

Nel periodo 1987-89 vennero effettuate delle ricerche sistematiche da parte dell'Associazione Archeologica Ticinese durante le quali furono messe in luce le strutture murarie associate al castello, parte di un acciottolato e due tombe. Vennero inoltre recuperate complessivamente 195 monete, provenienti in maggioranza dal terreno a sud della Chiesa Rossa, una settantina di frammenti di ceramica, oggetti in bronzo e in ferro, oggetti in vetro e pietra ollare in grandi quantità. Durante gli scavi archeologici venne pure portata alla luce una bolla papale plumbea del XII sec. di Papa Innocenzo II, pontefice romano dal 1130 al 1143. Il Cambin (1996, 202) sostiene che sia una scoperta eccezionale, per il fatto che Papa Innocenzo II fu uno tra i primi ad usare questo tipo di bolla.

Parte dell'importanza scientifica di questi scavi risiede nel fatto che lo studio del materiale venuto alla luce ha permesso di sostenere l'ipotesi che in questa zona ci sia stata continuità d'insediamento, almeno dal V sec. d. C. fino ai nostri giorni. "Relativamente abbondanti e significativi i materiali che indicano la presenza insediativa dal V al VIII secolo. Pure abbondante è la documentazione riferibile al periodo di occupazione del castello dal XIII al XVI secolo..."

Citando la presenza di fortificazioni non si possono dimenticare le antiche strade che congiungevano quest'ultime e i centri abitati. Degna di menzione è la mulattiera che da Morbio Superiore portava a Castel San Pietro, passando nella "Vall di Bicc". Il collegamento fra i due comuni era servito dal Ponte di San Pietro, o del "Farügin", situato sotto la Chiesa Rossa, sospeso tra due speroni di roccia quasi verticali e ad un'altezza di 35 metri sul livello del fiume Breggia. Resti del vecchio ponte di legno sono visibili tutt'oggi agli attenti osservatori. Più recente è invece il ponte vecchio, ubicato sul tratto chiamato "strada vecchia" che congiunge Morbio Superiore e Castel San Pietro (all'incirca sotto il nuovo ponte stradale "del Castello"), utilizzato fino alla costruzione del ponte di ferro (1911), per raggiungere la riva del fiume opposta.

Interessante è inoltre constatare, nell'intero comprensorio del Parco, come i mulini e le altre costruzioni rurali abbiano seguito i destini dei vari collegamenti che attraversano la valle. Lungo la via più antica sul lato di Castel San Pietro è situata l'azienda agricola del Farügin, mentre sul lato di Morbio Superiore, subito dopo il ponte, si trova "ul Mulin da Canaa", scavato nella roccia del letto della Breggia, ora purtroppo abbandonato. Con la costruzione della nuova strada circolare (1820 ca.) sorse il nuovo "Mulin da Canaa", oggi parzialmente diroccato. Nella zona "ai Murnée" la situazione è analoga: lungo l'attraversamento della valle tra Morbio Inferiore e Castel San Pietro sorgeva un doppio mulino funzionante fino a metà del Novecento che venne distrutto al momento della costruzione del cementificio. L'attraversamento al Murnée deve avere origini molto antiche: collocato sulla strada Vacallo - Morbio Inferiore - Castel San Pietro - Mendrisio - Coldrerio e faceva parte della via di comunicazione più diretta prima dell'erezione del Ponte del Ghitello alla fine del Cinquecento. Con la costruzione del Ponte sorse anche il Mulino (1606) che rimane oggi uno dei più completi esempi di architettura rurale del nostro Cantone. Un'altra importante via di comunicazione era il tratto di "strada regina" Balerna - Gorla - Tognano - Villa Coldrerio - Mendrisio, che biforcava a "Caslaccio" (Balerna), per seguire poi probabilmente il margine della piana di Gorla, salendo verso Castel San Pietro attraverso Croce. Degno di nota è anche il sentiero sulla riva sinistra del fiume che dalla Vall dala Magna saliva dai Murnée fino al ponte.

 

Per ulteriori informazioni vedi articolo di A. Martinelli, CH. De Micheli e J. May, apparso su Archeologia Medievale.

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